Gli italiani a tavola: appassionati e intenditori

Gli italiani sono appassionati di cibo, anzi sono dei veri intenditori e considerano la tavola un momento importante della vita sociale e familiare, simbolo del proprio stile di vita, elemento fortemente identitario del Made in Italy. Una novità? No di certo, ma è significativo che queste affermazioni siano confermate dalla ricerca del Censis «Gli italiani e il cibo. Rapporto su un’eccellenza da condividere», realizzata per il Padiglione Italia di Expo 2015.  

Sappiamo che l’enogastronomia italiana, i prodotti tipici, la cucina sono ambasciatori del nostro paese nel mondo. Pizza, pasta, olio, la buona tavola salutare e gustosa, la gioia della convivialità, l’ospitalità come valore sociale: sono tutti elementi che contribuiscono al successo del nostro modo di vivere, fanno scegliere l’Italia come meta da parte dei turisti di tutto il mondo, sono una voce importante delle nostre esportazioni, si presentano come un antidoto alla crisi.

L’indagine del Censis si concentra soprattutto sull’impatto che il cibo ha sulla vita sociale degli italiani, su come viviamo il nostro rapporto con la cultura della tavola. Il risultato dell’indagine tocca vari aspetti, cominciamo ad affrontarne alcuni.

La prima domanda rivolta al campione di intervistati era: “Pensando a cibo e vino, lei si sente coinvolto?”. Ebbene, il 90,1 % ha risposto si. E tra coloro che hanno risposto affermativamente, il 58 % si definisce appassionato, il 24 % intenditore e l’8 % vero esperto. Insomma, nominate l’argomento cibo ad un italiano e, salvo rarissime eccezioni, lo vedrete illuminarsi e parlare con cognizione di causa di ricette, prodotti, tradizioni, metodi di cottura, esperienze enogastronomiche.

Chiedendo poi di definire con una parola il rapporto che gli italiani hanno con il cibo, le risposte nettamente prevalenti sono: salutare, divertente, relazionale, identitario. Emerge insomma la consapevolezza che il cibo aiuta a stare bene con noi stessi, con gli altri, a costruire ambiente e comunità. Inoltre, quel termine “identitario” rivela quanto orgoglio ci sia nel nostro stile di vita.

Come avete visto, ci sono delle eccezioni: il 9,9 % degli intervistati dichiara di mangiare perché è necessario. Non è interessato alla socialità, alla cultura, alla ricchezza relazionale connessa al momento della tavola.

Nonostante la crisi, sono 36,6 milioni gli italiani che ogni tanto mangiano fuori casa. Non parliamo di lavoratori che sono costretti a farlo a pranzo, ma di persone che scelgono di mangiare al ristorante. Solo il 10 % lo fa perché non vuole cucinare, la maggioranza degli intervistati dice di farlo per incontrarsi con gli amici o per sperimentare pietanze nuove. Quali sono i criteri della scelta? La prima opzione è che il locale abbia un ambiente tranquillo che consenta di star bene con i propri commensali. Consolante: a tavola vengono bocciati i locali affollati e chiassosi, con la musica assordante. L’ obiettivo non è solo quello di mangiare ma anche quello di conversare con gli amici o i parenti; cerchiamo dunque un ambiente che favorisca questa relazione.

Come si può immaginare, l’altro criterio di scelta è un buon rapporto qualità/prezzo: si cercano  garanzie sulla qualità del cibo e un prezzo onesto. Si prediligono locali già conosciuti oppure consigliati da amici. Non vogliamo sorprese. Una curiosità: solo l’11 % sceglie un locale che abbia un’alta reputazione nelle guide gastronomiche o nei siti internet specializzati. Alla fine, ci si fida di più della propria esperienza o del parere di un amico.

Solo il 2,5 % cerca il locale dello chef famoso: certamente incide l’alto costo di una cena nei ristoranti stellati, ma non è solo una questione economica. Dalle risposte date nel sondaggio, emerge il desiderio di mangiare in un locale con atmosfera familiare, con cibi della tradizione, un locale già noto e sperimentato. Lo chef va bene come star televisiva, diverte e contribuisce alla diffusione di una cultura della tavola, ma quando vado a cena fuori voglio una bella serata rilassante con gli amici, cibo di qualità ma con un’attenzione al portafoglio.

E per quanto riguarda la scelta del cibo? 50 milioni di italiani affermano di mangiare nel quotidiano piatti italiani. Guardiamo spesso agli altri Paesi con invidia e desiderio di emulazione, ma quando ci sediamo a tavola pensiamo di essere i “numeri uno”. E non ci limitiamo alla cucina della nostra provincia e regione, ma amiamo anche mettere in tavola piatti e prodotti delle altre regioni italiane, apprezzando molto questa straordinaria varietà che la nostra penisola offre. Prosciutto di Parma e salumi della Calabria, formaggi piemontesi e dolci della Sicilia, pizza napoletana e tortellini emiliani: tutto va bene, basta che porti il marchio della tradizione italiana.

Agli italiani piace cucinare e sono ben 38,5 milioni gli italiani che si cimentano, spesso o di tanto in tanto, in ricette  innovative apprese da libri, riviste e programmi della televisione. Benediciamo questa nuova cultura della tavola diffusa dai media, che una volta tanto contribuiscono a diffondere valori positivi.

Sono 24 milioni gli italiani che occasionalmente mangiano piatti di altri paesi europei: quelli che vanno per la maggiore sono ad esempio la paella spagnola o le crèpes francesi. Ma a poco a poco ci stiamo lanciando anche verso la cucina di altri continenti: sono 21 milioni gli italiani che ogni tanto mangiano sushi e kebab. Ma sono solo 4,2 milioni quelli che mangiano questi cibi “regolarmente”. Un conto è sperimentare qua e là qualcosa di nuovo, un conto è quello che mangio nel quotidiano. Ogni giorno, decisamente, trionfa il Made in Italy!

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